Il 7 gennaio 2025, Mark Zuckerberg, Ceo di Meta, ha annunciato l’abbandono della verifica di dati e informazioni su piattaforme come Instagram, Facebook e Threads e la riduzione della moderazione dei contenuti (cioè la loro eliminazione). Questo potrebbe portare alla permanenza online di commenti di incitamento all’odio con il pretesto della libertà di espressione (non sono disponibili analisi affidabili a causa della mancanza di trasparenza). La decisione, con il suo annuncio che mette moderazione e censura sullo stesso piano, comporta un rischio considerevole per il dibattito digitale e per la società nel suo complesso.
La moderazione dei contenuti non coincide automaticamente con una limitazione della libertà di espressione. Al contrario, garantisce che gli utenti siano al sicuro da diffamazioni e discriminazioni mirate. Senza linee guida di moderazione chiare, i gruppi emarginati in particolare diventano un bersaglio ancor più grosso dell’incitamento all’odio, il che a sua volta limita la partecipazione al dibattito pubblico.
Al contempo, è innegabile che la moderazione dei contenuti rappresenti una sfida e che specialmente il suo eccesso possa comportare un rischio per la libertà di espressione, e di conseguenza per una democrazia funzionante. Ma la soluzione non può essere abolire la moderazione del tutto. La responsabilità di un dibattito rispettoso non può essere scaricata esclusivamente sugli utenti: i proprietari e gli operatori di piattaforme come Meta hanno una responsabilità centrale per i contenuti che consentono e distribuiscono al loro interno.
Per creare uno spazio digitale che non sia dominato da ostilità e disinformazione, sono necessarie regole vincolanti, trasparenza da parte dagli operatori delle piattaforme sulle decisioni relative alla moderazione, e responsabilità chiare.
Per maggiori informazioni sull’argomento: Meta apre la caccia all’uomo (Meta gibt Menschen zur Jagd frei) su Annabelle.ch (articolo in lingua tedesca)