Per molto tempo, il motto è stato «don’t feed the troll», ovvero non alimentare i troll*[EG1] online. Nello specifico, la regola implicava semplicemente di ignorare troll e commenti d’incitamento all’odio. Tuttavia, questa strategia non si è rivelata molto efficace. Se si resta in silenzio, infatti, si lascia spazio a coloro che diffondono intenzionalmente odio ed escludono gli altri dal partecipare ai dibattiti. Ciò distorce il dibattito politico, da cui in molti si tirano indietro perché non vogliono esporsi all’ostilità.
Per delle discussioni aperte e un dibattito sano, però, è necessario che tutte le persone si sentano al sicuro per condividere davvero le proprie opinioni. Quando l’odio rimane incontestato, si normalizza un’atmosfera che facilita l’esclusione sistemica di determinati gruppi. Contrastare l’odio non è tanto una questione di sensibilità personale, quanto piuttosto una necessità per una società aperta.
Reagire all’odio?
Il contro-discorso (o counter speech) manda un segnale importante, sia per le persone colpite, che constatano di non essere sole, sia per coloro che leggono passivamente, che si rendono conto che i contenuti d’incitamento all’odio non possono essere tollerati. Uno studio, condotto dal Politecnico federale di Zurigo e dall’Università di Zurigo in collaborazione con Stop Hate Speech, dimostra l’efficacia del contro-discorso e il modo in cui questo può portare all’autoriflessione per i soggetti responsabili dei commenti di incitamento all’odio.
«Riesci a immaginare quanto questo commento possa essere offensivo per il gruppo preso di mira?»
In un esperimento sul campo, l’impiego di contro-discorso empatico ha portato più spesso le persone responsabili a eliminare i propri commenti di incitamento all’odio, e i post contenenti incitamento all’odio hanno ricevuto meno Mi piace e sono stati condivisi meno spesso. Pertanto, il contro-discorso empatico è un metodo efficace per contrastare l’odio e smorzare i toni tossici in rete.
I discorsi d’odio spesso prendono di mira i gruppi sociali più vulnerabili, ovvero coloro che sono probabilmente meno in grado di difendersi dall’ostilità. Ecco perché è importante includere quante più persone possibili nelle discussioni pubbliche utilizzando il contro-discorso. Soltanto quando l’odio non viene ignorato il dibattito pubblico può restare aperto ed eterogeneo.
* Il termine «troll» si usa per descrivere le persone che provocano, insultano o diffondono disinformazione in modo deliberato per disturbare le conversazioni e provocare reazioni online.