Si parla di disinformazione quando informazioni errate vengono intenzionalmente messe in circolazione come fatti. A differenza delle informazioni false, le cosiddette fake news, che si fondano su ignoranza, inaccuratezza o errori, la disinformazione è confezionata per manipolare le opinioni o diffamare determinati gruppi, allo scopo di creare una società divisa o di indebolire la fiducia nelle istituzioni. È uno strumento diffuso per diffamare le persone sulla base di origini, convinzioni o altri fattori identitari. La disinformazione è un’arma per alimentare l’odio.
Quando la si usa come tale, la disinformazione è classificata come un tipo di incitamento all’odio. I discorsi di incitamento all’odio si definiscono come osservazioni che svalutano, insultano e discriminano persone o gruppi a partire da fattori identitari. La combinazione di disinformazione e incitamento all’odio è una forma di comunicazione particolarmente distruttiva, orientata a escludere le persone dal partecipare al dibattito pubblico e a far loro del male.
Ma c’è un antidoto a tutta questa disinformazione e a tutto quest’odio: la maggioranza silenziosa deve passare all’azione. È necessaria una partecipazione forte e visibile alle discussioni. C’è bisogno di coraggio civile. Restarne fuori è un privilegio che possono permettersi soltanto le persone che non sono coinvolte direttamente e che non patiscono alcuna conseguenza dall’odio.